Si recinge anche l'aria al quarto piano di Palazzo del Governo. Si distingue tutto. Anche i sorrisi hanno significati diversi.
Alla riunione sul bilancio, Florido non ha invitato Carrozzo.
Il presidente non chiama il vice al suo fianco che, tra l'altro, è delegato alla tenuta dei conti di Palazzo.
Da quando mondo è mondo, prima di un licenziamento, è difficile che si venga convocati ad una riunione di lavoro.
E i giornalisti sanno che da un momento all'altro Florido licenzierà chi rappresenta quella parte di Ds (che sino a prova contraria non è un partito federale) da sempre contraria alla candidatura a sindaco del presidente provinciale.
Una revoca annunciata, intorno alla quale per l'intera giornata di ieri, in tanti, hanno cercato di far desistere Florido, per la ragion di governo e prima ancora per motivi di opportunità coalizionale.
Pare sia intervenuto anche Vendola, a supporto dell'ormai famigerato lodo che porta il suo nome e attraverso il quale si cerca di non far recitare a Stefàno e Florido la parte dei capponi.
«E' inutile che state qui ... non succederà nulla. Mi hanno proposto la vicepresidenza... ma non ho accettato».
Voccoli ci scherza su. Lui è fatto così. Si scalda se fa freddo e stempera quando c'è afa.
Va controcorrente, per natura.
Voccoli si affaccia in Provincia mentre gran parte della maggioranza sembra riunita in assemblea permanente.
I fronti sono due, divisi dal lungo corridoio delle stanze dei gruppi consiliari, dove i capannelli si sprecano. Come i sorrisi ironici del centrodestra, che già si sfrega le mani e non crede ai suoi occhi, dopo appena tre anni dalla sconfitta elettorale.
«Se fossimo opposizione seria e compatta contro Florido e questo centrosinistra - ammette qualcuno - saremmo all'attacco da tempo».
Non è chiaro a tutti cosa stia accadendo.
È mezzogiorno e Florido è ancora chiuso in stanza con i consiglieri di prima e seconda fila: chi lo affianca da sempre e chi ha deciso di farlo al novantesimo.
Dall'ufficio di Carrozzo, intanto, partono fax ed e-mail alla volta dei giornali.
Alle 9.30 il vicepresidente scrive al presidente.
«Apprendo che la signoria vostra in data odierna sta tenendo una riunione sul Bilancio (delega di mia competenza) con i consiglieri di maggioranza. Apprendo altresì che, cosa ancor più grave, ha convocato per oggi e domani, a mia insaputa, incontri con amministratori comunali, sindacati, associazioni, sempre sul Bilancio. Nel rammentarLe che il sottoscritto ha contribuito a tutta la fase di preparazione del bilancio - scrive Carrozzo a Florido - non partecipando esclusivamente all’ultima riunione informale presso il suo studio privato, solo perchè in quella occasione ebbe il buon gusto di chiedermi le dimissioni con motivazioni esclusivamente “politiche”. La invito a rientrare nei limiti istituzionali e politici. Convochi le riunioni che riguardano le deleghe a me attribuite concordandole col sottoscritto (garantendosene la partecipazione) oppure proceda a revocare il mio mandato sulla base delle motivazioni che la Sua “raffinata” cultura istituzionale non avrà difficoltà a trovare».
Una lettera che suscita clamore e l' immediata reazione, stizzita, di Luigi Calabrese, esponente di Lista Florido e consigliere provinciale (ne parliamo a parte).
In Provincia c'è anche Enzo Giannico.
Ha ritrovato il sorriso dopo la bufera. Lo attende un congresso difficile. Appare sereno.
Passa anche Borraccino.
Sono le 13 e il presidente Florido non parla.
Dalla sala Giunta esce l'assessore Quaranta e chiede alla stampa cosa mai stia accadendo.
Scherza, l'assessore. Anche lei.
Hanno tutti voglia di scherzare, mentre la Provincia barcolla, quelli della cooperativa L'Ancora sono giù a manifestare per il posto di lavoro, il Comune ha 637 milioni di debiti e non si capisce ancora quali e quanti candidati sindaci i tarantini dovranno valutare da qui al 27 maggio.
La politica trasuda ottimismo. Meglio così. Forse.
Ma non è una crisi istituzionale quella che vede ai due angoli Carrozzo e Florido.
È il prologo della riconfigurazione del centrosinistra.
Vagiti di un sistema che rinasce e chiede a gran voce di normalizzarsi, dopo anni di forzata coesistenza tra chi culturalmente è sempre stato distante.
Sono gli interessi di sempre alla ricerca di nuovi interlocutori, magari moderati e ragionevolmente disposti al dialogo con chiunque.
La crisi in Provincia è destrutturante e al tempo stesso ricostituente per un assetto che si riaffaccia dopo anni di letargo obbligato.
E tutto ricomincia a ruotare come prima, partendo rigorosamente dal centro.
Non era un fatto personale tra Florido e Carrozzo. Lo stava diventando, perchè fosse facilmente liquidabile dalle segreterie interessate, alcune delle quali continuano a mescolare l' amministrazione e la coalizione
Ore 13.05.
I portavoce del presidente spiegano che non c'è alcuna voce da portare all'esterno, almeno al momento...
Al massimo, potrebbe arrivare la revoca dell'incarico a Carrozzo.
Non per fatto personale.
Per mera sfiducia politico-amministrativa, che Carrozzo sarebbe pronto a combattere al Tar.
Del resto, i Ds non farebbero drammi.
Anzi, ci hanno pensato loro (sei su otto) a dare il là con un documento che sancisce la fine.
O l'inizio... della fine.
Angelo Di Leo
angelo.dileo@corgiorno.it